Distillerie e depositi di alcol richiedono prodotti Ex per i vapori di etanolo, le cantine la rilevazione della CO2: Maffioletti fornisce entrambi.

Nelle distillerie i vapori di etanolo creano aree pericolose attorno ad alambicchi e colonne, serbatoi, punti di carico delle autocisterne e linee di imbottigliamento. Nei serbatoi, sopra il liquido, si ha in genere zona 0, attorno a sfiati e boccaporti zona 1 e più all'esterno zona 2; anche i magazzini di invecchiamento possono essere classificati. La macinazione di cereali e malto può creare zone 20, 21 e 22.
Nelle cantine il rischio principale è l'asfissia: la fermentazione libera CO2, che si accumula in basso, in vasche e locali interrati. Non è un rischio di esplosione e si gestisce con ventilazione e rilevazione del gas.
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In genere il vino, per il suo basso tenore alcolico, non forma atmosfere esplosive alle normali temperature di cantina, ma la valutazione va fatta comunque, soprattutto dove si stoccano alcol o distillati. Il rischio tipico della cantina è l'asfissia da CO2 di fermentazione, che si gestisce con ventilazione e rilevazione del gas.
No, la CO2 non è infiammabile: il rischio è l'asfissia, perché sposta l'ossigeno e si accumula in basso, in vasche, pozzetti e locali interrati. Si controlla con ventilazione, rilevatori fissi di CO2 o di ossigeno e rilevatori portatili per chi entra negli spazi confinati.
In genere lo spazio sopra il liquido all'interno del serbatoio è zona 0 e l'area attorno a sfiati e aperture è zona 1, circondata da una zona 2. L'estensione dipende da gradazione, temperatura, ventilazione e modalità di carico e si definisce con la classificazione secondo IEC/EN 60079-10-1.